Marzo 21, 2025
Errore nella diagnosi di infarto: come riconoscerlo e cosa fare
Questo approfondimento ha carattere generale e informativo: non costituisce un parere sul caso concreto e non promette alcun esito. Non ogni evento sanitario negativo è un errore — solo l'analisi della documentazione può indicare eventuali profili di responsabilità.

Che cos'è e come avviene un errore diagnostico nell'infarto
L'infarto miocardico acuto è causato dall'interruzione o dalla forte riduzione del flusso di sangue a una porzione del muscolo cardiaco. Il fattore tempo è decisivo: quanto prima si riconosce e si tratta l'evento, tanto maggiori sono in generale le possibilità di limitare il danno. Per questo la fase diagnostica, spesso al pronto soccorso o durante una prima valutazione, ha un ruolo centrale.
Si parla di possibile errore diagnostico quando l'infarto non viene individuato pur in presenza di elementi che avrebbero potuto orientare verso un approfondimento, oppure quando i sintomi vengono ricondotti ad altra causa (per esempio disturbi digestivi, ansia o dolori muscolari) senza le verifiche del caso. L'iter tipico prevede la raccolta dei sintomi, l'elettrocardiogramma, il dosaggio degli enzimi cardiaci e, quando indicato, ulteriori esami e la valutazione cardiologica.
È importante ricordare che l'infarto può manifestarsi in forme non tipiche, soprattutto in alcune categorie di pazienti, con dolore poco localizzato, affaticamento, nausea o sensazione di malessere generale. Questa variabilità rende la diagnosi talvolta complessa, e non ogni difficoltà si traduce automaticamente in una condotta scorretta.
Quando l'errore può indicare un problema di responsabilità
La distinzione rilevante è tra una diagnosi difficile ma gestita con diligenza e un percorso in cui non sono stati seguiti gli accertamenti ragionevolmente attesi. Un problema può emergere, ad esempio, quando davanti a sintomi compatibili con un evento cardiaco non viene eseguito o valutato correttamente l'elettrocardiogramma, oppure quando esami alterati non vengono presi in considerazione.
Altri elementi che possono far sorgere dubbi riguardano la mancata rivalutazione del paziente che peggiora, la dimissione senza un adeguato inquadramento del dolore toracico, o la carenza di informazioni fornite sui sintomi per cui tornare in ospedale. In queste situazioni il tema non è giudicare i fatti con il senno di poi, ma valutare se la condotta sia stata coerente con quanto ci si poteva ragionevolmente attendere in quel contesto, sulla base delle informazioni disponibili in quel momento.
Stabilire se vi sia stata una condotta non corretta e se questa abbia inciso sull'esito non è una valutazione che il paziente o i familiari possano fare da soli. Richiede l'analisi della documentazione clinica da parte di professionisti competenti, che ricostruiscano il percorso e lo confrontino con le buone pratiche riconosciute.
Cosa fare e quali documenti servono
Il primo passo, quando emerge un dubbio, è raccogliere in modo ordinato tutta la documentazione sanitaria disponibile. La struttura è tenuta a rilasciare copia della cartella clinica e dei referti a chi ne ha diritto: il paziente stesso o, in caso di decesso, gli eredi e le persone autorizzate tramite delega o idoneo titolo. È opportuno domandarne copia completa e conservarla insieme agli altri documenti.
È utile annotare per iscritto la cronologia dei fatti, con date e orari degli accessi, dei sintomi riferiti e delle indicazioni ricevute, finché la memoria è fresca. Questi appunti aiutano chi dovrà poi esaminare il caso a ricostruire il quadro.
Il passo successivo è sottoporre la documentazione a una valutazione medico-legale, eventualmente affiancata da uno specialista in cardiologia. Solo un'analisi tecnica indipendente può indicare se vi siano elementi meritevoli di approfondimento. È bene evitare conclusioni affrettate: l'esito di un evento avverso, per quanto doloroso, non coincide di per sé con un errore.
La cornice normativa: la Legge Gelli-Bianco
In Italia la responsabilità sanitaria è regolata in particolare dalla Legge 24/2017, nota come Legge Gelli-Bianco, che ha ridisegnato il quadro in tema di sicurezza delle cure e responsabilità di strutture e professionisti. La norma pone al centro la sicurezza del paziente come parte integrante del diritto alla salute e valorizza il rispetto delle buone pratiche clinico-assistenziali e delle linee guida accreditate.
La legge distingue i profili di responsabilità della struttura sanitaria da quelli del singolo professionista e introduce, tra l'altro, meccanismi volti a favorire una gestione più ordinata del contenzioso. Non prevede però alcun automatismo: la sussistenza di una responsabilità e l'eventuale risarcimento dipendono sempre dalle circostanze concrete e dalla documentazione disponibile.
Proprio per questo la cornice normativa non sostituisce l'analisi tecnica del caso specifico, ma ne costituisce lo sfondo. Comprenderne i principi aiuta a impostare le domande giuste da porre a chi valuterà la vicenda sul piano medico-legale e giuridico.

Possibili campanelli d’allarme
Sono elementi che potrebbero meritare un approfondimento, non conferme di un errore.
- Sintomi compatibili con un evento cardiaco (dolore al petto, al braccio, difficoltà respiratoria) che potrebbero non essere stati adeguatamente approfonditi
- Un elettrocardiogramma che potrebbe non essere stato eseguito, ripetuto o valutato in presenza di dolore toracico
- Esami del sangue con valori potenzialmente alterati che potrebbero non essere stati presi in considerazione
- Una dimissione che potrebbe essere avvenuta senza un adeguato inquadramento del dolore o senza indicazioni sui segnali per cui tornare in ospedale
- Un peggioramento del paziente che potrebbe non essere stato seguito da una nuova valutazione tempestiva
- Sintomi attribuiti ad altra causa (digestiva, muscolare, ansiosa) che potrebbero aver meritato ulteriori accertamenti
Cosa è spesso normale
Molti esiti sfavorevoli rientrano nei rischi noti della medicina e non dipendono da un errore.
- La complicanza prevista e indicata nel consenso informato, quando l'evento rientra tra i rischi noti della procedura o della condizione
- Il rischio raro ma conosciuto che si verifica nonostante una condotta diligente e conforme alle buone pratiche
- La reale difficoltà diagnostica dovuta a una presentazione atipica dell'infarto, quando il caso è comunque gestito con gli accertamenti attesi
- Un esito sfavorevole che consegue ai limiti intrinseci della medicina e non a una condotta scorretta
- La necessità di tempi di osservazione o accertamenti successivi, quando il quadro iniziale non era interpretabile con certezza
- Un'evoluzione negativa legata alle condizioni cliniche di base del paziente, indipendente dalla tempestività della diagnosi
Documenti utili per una valutazione
- Cartella clinica completa dell'accesso o del ricovero
- Referto e tracciato dell'elettrocardiogramma
- Esami del sangue, con particolare riguardo agli enzimi cardiaci
- Verbale di pronto soccorso e lettera di dimissione
- Referti di eventuali esami strumentali (ecocardiogramma, coronarografia, imaging)
- Documentazione della terapia somministrata e delle rivalutazioni
- Cronologia scritta di date, orari, sintomi riferiti e indicazioni ricevute
Domande frequenti
Un infarto non riconosciuto subito è sempre un errore medico?
No. L'infarto può presentarsi in modo atipico e la diagnosi può essere oggettivamente difficile. Si può parlare di possibile errore solo quando non sono stati seguiti gli accertamenti ragionevolmente attesi, e ciò va stabilito con una valutazione tecnica del caso.
Cosa devo fare per prima cosa se ho un dubbio?
Richiedere alla struttura copia completa della cartella clinica e dei referti, conservare tutta la documentazione e annotare la cronologia dei fatti. Poi far esaminare il materiale da professionisti competenti in ambito medico-legale.
Chi può dirmi se c'è stato davvero un errore?
Solo un'analisi medico-legale, eventualmente con il supporto di uno specialista in cardiologia, può valutare se la condotta sia stata conforme alle buone pratiche e se abbia inciso sull'esito. Non è una valutazione che il paziente possa fare da solo.
La Legge Gelli-Bianco garantisce un risarcimento?
No. La Legge 24/2017 definisce il quadro della responsabilità sanitaria e valorizza le buone pratiche, ma non stabilisce alcun esito automatico. Ogni caso dipende dalle circostanze concrete e dalla documentazione disponibile.
Entro quando conviene attivarsi?
È opportuno raccogliere per tempo la documentazione, anche perché i ricordi e i dettagli tendono a sbiadire. I termini entro cui è possibile far valere le proprie ragioni dipendono dal caso specifico: per questo aspetto è consigliabile confrontarsi quanto prima con un professionista qualificato, che valuti la situazione e indichi come procedere.
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Questo articolo ha finalità esclusivamente informative e non costituisce consulenza medica o legale, né sostituisce la valutazione di un professionista sul caso concreto.
A cura della redazione di Errore Medico — revisione a cura di professionisti medico-legali abilitati.
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