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Campania · Errore medico e malasanità

Infezioni ospedaliere a Napoli: quando può esserci una responsabilità sanitaria

Un'infezione contratta durante un ricovero o dopo un intervento a Napoli non è di per sé sinonimo di un errore sanitario. Le infezioni correlate all'assistenza (ICA) rappresentano un evento noto e, in parte, statisticamente inevitabile della medicina moderna. In alcune situazioni, però, l'infezione potrebbe essere ricondotta al mancato rispetto di protocolli di igiene, prevenzione o sorveglianza: in questi casi si potrebbe porre la questione di una eventuale responsabilità della struttura o dei professionisti coinvolti.

Questa pagina offre un'informazione generale e divulgativa rivolta a chi, nella provincia di Napoli, si interroga su un possibile caso di infezione ospedaliera. Non costituisce consulenza legale né medica e non sostituisce la valutazione di un professionista qualificato. Ogni situazione è diversa e andrebbe esaminata singolarmente, sulla base della documentazione clinica e, ove opportuno, di un accertamento medico-legale.

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Che cos'è e quando può esserci responsabilità

Con l'espressione infezioni correlate all'assistenza (ICA) si indicano le infezioni che il paziente potrebbe contrarre nel contesto di cure sanitarie, ad esempio durante un ricovero, un intervento chirurgico o una procedura invasiva. Alcune di queste infezioni possono evolvere in forme gravi, fino alla sepsi, una risposta dell'organismo che in certi casi può mettere a rischio la vita. La sola comparsa di un'infezione, tuttavia, non implica automaticamente un errore: molte ICA possono verificarsi anche in presenza di condotte pienamente corrette. Una eventuale responsabilità potrebbe profilarsi quando emergano carenze nell'applicazione dei protocolli di igiene delle mani, di sterilizzazione, di gestione dei dispositivi (come cateteri o accessi venosi), oppure ritardi nella diagnosi e nel trattamento dell'infezione o della sepsi. In questi ambiti trova rilievo l'art. 2236 del codice civile, che considera la speciale difficoltà di alcune prestazioni tecniche. La valutazione richiederebbe di ricostruire, caso per caso, se le misure di prevenzione e sorveglianza attese siano state adottate e documentate.

Il contesto sanitario di Napoli e provincia

La provincia di Napoli è servita da un'ampia rete di strutture pubbliche. Tra le principali aziende ospedaliere si possono citare, a titolo di contesto neutro, l'AORN Antonio Cardarelli, l'Azienda Ospedaliera dei Colli (che riunisce gli ospedali Monaldi, Cotugno e CTO), l'Ospedale del Mare e l'Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II. Sul territorio operano inoltre gli enti sanitari locali ASL Napoli 1 Centro, ASL Napoli 2 Nord e ASL Napoli 3 Sud, cui fanno capo numerosi presidi ospedalieri e distrettuali. Accanto agli ospedali pubblici sono presenti anche case di cura private accreditate. Il richiamo a queste realtà ha finalità puramente informative e di inquadramento del territorio e non implica alcun giudizio sulla qualità dell'assistenza erogata né alcun riferimento a episodi specifici. Ogni percorso sanitario è a sé, e l'eventuale valutazione di un caso prescinde dalla struttura in cui i fatti si sarebbero verificati.

Come far valutare un caso a Napoli

Chi ritiene di aver subito un danno da un'infezione correlata all'assistenza potrebbe iniziare raccogliendo la documentazione clinica completa: cartella clinica del ricovero, verbali operatori, esami microbiologici, referti e lettere di dimissione. Il paziente ha in genere diritto a richiederne copia alla struttura. Su questa base, un professionista potrebbe valutare l'opportunità di un accertamento medico-legale per esaminare l'eventuale nesso causale tra la condotta sanitaria e il danno lamentato. La legge 24/2017 (Gelli-Bianco) delinea un doppio binario di responsabilità: la struttura sanitaria risponderebbe a titolo contrattuale, con un termine di prescrizione tendenzialmente decennale, mentre il singolo professionista risponderebbe di norma a titolo extracontrattuale, con termine tendenzialmente quinquennale. Rileva anche il tema del consenso informato, disciplinato dalla legge 219/2017. Prima di un'eventuale causa civile, l'ordinamento prevede come condizione di procedibilità l'accertamento tecnico preventivo ex art. 8 della legge 24/2017 oppure, in alternativa, la mediazione. Nel merito potrebbe essere disposta una consulenza tecnica d'ufficio (CTU) medico-legale. La competenza territoriale, che per la provincia di Napoli si radica di regola presso il Tribunale di Napoli e, in grado di appello, presso la Corte d'Appello di Napoli, va comunque verificata caso per caso. La piattaforma di Evo Sistemi consente di sottoporre la propria situazione affinché possa essere indirizzata ad avvocati e medici legali indipendenti.

Tempi e prescrizione

I termini di prescrizione rappresentano un aspetto delicato. In linea generale, l'azione verso la struttura sanitaria seguirebbe il termine contrattuale (tendenzialmente dieci anni), mentre quella verso il singolo professionista il termine extracontrattuale (tendenzialmente cinque anni). Un elemento spesso decisivo riguarda il momento in cui la prescrizione inizia a decorrere: secondo un orientamento consolidato, il termine non decorre necessariamente dal giorno dell'infezione, ma dal momento in cui il danneggiato avrebbe potuto ragionevolmente avere conoscenza del danno e della sua possibile riconducibilità alla condotta sanitaria. Nelle infezioni ospedaliere questa conoscibilità può manifestarsi anche a distanza di tempo. Poiché il calcolo dei termini dipende da numerose variabili, sarebbe prudente non lasciar trascorrere tempo e far esaminare la propria posizione da un professionista con un certo anticipo, così da preservare la possibilità di eventuali iniziative.

Domande frequenti — Infezioni ospedaliere a Napoli

Ogni infezione contratta in ospedale a Napoli dà diritto a un risarcimento?

No. Molte infezioni correlate all'assistenza possono verificarsi anche in presenza di condotte corrette. Una eventuale responsabilità potrebbe profilarsi solo quando emergano carenze nei protocolli di prevenzione, igiene o sorveglianza, oppure ritardi nella diagnosi e nel trattamento. La valutazione va fatta caso per caso.

Chi potrebbe essere chiamato a rispondere, la struttura o il medico?

La legge 24/2017 prevede un doppio binario: la struttura sanitaria risponderebbe di norma a titolo contrattuale, con prescrizione tendenzialmente decennale; il singolo professionista risponderebbe di regola a titolo extracontrattuale, con termine tendenzialmente quinquennale. L'inquadramento dipende dalle circostanze concrete.

Quali documenti servono per far valutare un possibile caso?

In genere sono utili la cartella clinica completa, i verbali operatori, gli esami microbiologici, i referti e la lettera di dimissione. Il paziente ha in linea di massima diritto a richiederne copia alla struttura. Su questa base un professionista potrebbe valutare l'opportunità di un accertamento medico-legale.

Da quando decorre la prescrizione in caso di infezione ospedaliera?

Secondo un orientamento consolidato, il termine non decorre necessariamente dal giorno dell'infezione, ma dal momento in cui il danneggiato avrebbe potuto ragionevolmente conoscere il danno e la sua possibile riconducibilità alla condotta sanitaria. Trattandosi di un calcolo complesso, è prudente far esaminare la propria posizione con anticipo.

È obbligatorio fare subito una causa?

No. Prima di un'eventuale causa civile l'ordinamento prevede, come condizione di procedibilità, l'accertamento tecnico preventivo ex art. 8 della legge 24/2017 oppure la mediazione. Si tratta di passaggi che precedono il giudizio di merito e che possono anche favorire una definizione della vicenda.

Altri ambiti a Napoli

Vedi anche: malasanità a Napoli · infezioni ospedaliere (guida generale) · come funziona

Fonti: ISTAT; Ministero della Salute; normativa L.24/2017 e L.219/2017. Aggiornamento luglio 2026.

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