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Umbria · Errore medico e malasanità

Infezioni ospedaliere a Perugia: quando può configurarsi una responsabilità sanitaria

Le infezioni correlate all'assistenza, note con la sigla ICA, sono infezioni che il paziente contrae nel corso di un ricovero, di un intervento chirurgico o di una prestazione sanitaria, e che non erano presenti né in incubazione al momento dell'ingresso in struttura. Non ogni infezione insorta durante o dopo le cure è, di per sé, indice di un errore: parte di questi eventi rientra nel rischio clinico connaturato ad alcune procedure. In altri casi, però, l'infezione può ricollegarsi al mancato rispetto delle regole di igiene, prevenzione e sorveglianza che la struttura è tenuta ad applicare, e in questa ipotesi può profilarsi una responsabilità.

Questa pagina ha una funzione informativa e di orientamento generale. Errore Medico è un servizio di Evo Sistemi che raccoglie le segnalazioni dei pazienti e le smista ad avvocati e medici legali indipendenti, i quali valutano ogni situazione in modo autonomo. Nulla di quanto segue costituisce una consulenza legale o medica sul singolo caso, né un giudizio sulle strutture sanitarie di Perugia e della sua provincia, che vengono richiamate soltanto come contesto territoriale. La sussistenza o meno di una responsabilità può essere accertata solo attraverso l'esame della documentazione clinica e una valutazione tecnica dedicata.

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Che cosa sono le infezioni ospedaliere e quando può esserci responsabilità

Le infezioni correlate all'assistenza possono manifestarsi in forme diverse: infezioni del sito chirurgico dopo un intervento, infezioni delle vie urinarie legate a cateterismo, polmoniti associate alla ventilazione, infezioni del sangue collegate ad accessi vascolari. Alcune sono sostenute da microrganismi resistenti agli antibiotici, il che ne complica il trattamento. Nei casi più gravi l'infezione può evolvere in sepsi, una risposta dell'organismo che, se non riconosciuta e trattata tempestivamente, può portare a compromissione d'organo e a conseguenze permanenti. Va detto con chiarezza che una quota di infezioni è statisticamente attesa anche laddove tutte le precauzioni siano state osservate: la presenza di un'infezione, da sola, non dimostra un errore. Il tema della responsabilità si pone quando emergono elementi che facciano ipotizzare uno scostamento dalle buone pratiche. Rilevano, ad esempio, il rispetto dei protocolli di igiene delle mani, la corretta antisepsi del campo operatorio, la profilassi antibiotica somministrata secondo indicazione, la sterilizzazione degli strumenti, la gestione degli ambienti e degli isolamenti, oltre alla sorveglianza attiva delle infezioni e alla tempestività con cui i segnali di allarme, comprese le prime avvisaglie di sepsi, vengono riconosciuti e affrontati. Un ritardo diagnostico o un trattamento non conforme agli standard può assumere rilievo autonomo rispetto all'infezione iniziale. Sul piano giuridico, il rapporto tra paziente e struttura sanitaria è inquadrato dalla legge n. 24 del 2017, cosiddetta legge Gelli-Bianco, che distingue la responsabilità della struttura, di natura contrattuale, da quella del singolo sanitario, di regola extracontrattuale. Nelle infezioni ospedaliere questa distinzione è spesso centrale, perché molte delle misure preventive dipendono dall'organizzazione nel suo complesso più che dalla condotta di un singolo operatore. In termini generali, sul paziente grava l'onere di allegare l'inadempimento e di provare il danno e il nesso causale tra la prestazione e il pregiudizio subìto, mentre alla struttura è richiesto di dimostrare di aver adottato tutte le cautele esigibili e di aver adempiuto correttamente. La valutazione del nesso causale, particolarmente delicata nelle infezioni, richiede quasi sempre un accertamento medico-legale che ricostruisca l'origine dell'infezione e la sua riconducibilità all'assistenza ricevuta.

Il contesto sanitario di Perugia e provincia

La provincia di Perugia conta circa 636.000 abitanti distribuiti in 59 comuni, con il comune capoluogo che ne accoglie da solo circa 162.000. Secondo i dati del Ministero della Salute riferiti al 2023, l'offerta ospedaliera provinciale si articola in 11 strutture per un totale di circa 2.267 posti letto. Il polo di riferimento è l'Azienda Ospedaliera di Perugia – Santa Maria della Misericordia, che da sola dispone di circa 787 posti letto e rappresenta il principale presidio per la casistica complessa e per le specialità di alta intensità. Accanto ad esso operano i poli pubblici di Foligno, Città di Castello, Gubbio-Gualdo Tadino e Spoleto, oltre a strutture private accreditate presenti nell'area di Perugia e di Foligno. L'assistenza territoriale fa capo alle aziende USL Umbria 1 e USL Umbria 2. Questi elementi vengono richiamati unicamente per descrivere il quadro dei luoghi in cui una prestazione può essere erogata e non implicano alcun giudizio sulla qualità delle singole strutture né sulla frequenza di eventi avversi al loro interno. Sul piano pratico, il tipo di struttura e il livello di complessità delle cure ricevute possono incidere sulla ricostruzione di un eventuale caso, perché determinano quali protocolli fossero applicabili e quale documentazione risulti disponibile. La cartella clinica, i verbali operatori, i referti microbiologici e le registrazioni sulla terapia antibiotica costituiscono, in questa materia, il materiale principale su cui si fonda ogni valutazione tecnica.

Come far valutare un caso a Perugia

Il primo passo utile consiste nel raccogliere la documentazione sanitaria relativa al ricovero e al periodo successivo. Il paziente ha diritto di richiedere copia della cartella clinica alla struttura presso cui è stato assistito; rientrano tra i documenti rilevanti anche il consenso informato sottoscritto prima dell'intervento, i referti degli esami colturali e microbiologici, le lettere di dimissione e l'eventuale documentazione di ricoveri o accessi successivi collegati all'infezione. Il consenso informato, in particolare, consente di verificare se i rischi, compreso quello infettivo, fossero stati illustrati in modo adeguato. Su questa base, un medico legale può valutare se l'infezione sia plausibilmente riconducibile a un difetto nell'applicazione dei protocolli e se ne siano derivate conseguenze permanenti, mentre l'avvocato inquadra il profilo giuridico e le possibili iniziative. La valutazione tiene conto anche dell'articolo 2236 del codice civile, che riguarda le prestazioni implicanti la soluzione di problemi tecnici di speciale difficoltà. Sul piano procedurale, in ambito sanitario la legge prevede strumenti che precedono l'eventuale giudizio: la consulenza tecnica preventiva ai fini della composizione della lite, prevista dall'articolo 8 della legge Gelli-Bianco, oppure la mediazione, condizioni di procedibilità che mirano a un accertamento tecnico anticipato e, dove possibile, a una definizione bonaria. Nell'eventuale fase contenziosa, la ricostruzione dei fatti è affidata di norma a una consulenza tecnica d'ufficio disposta dal giudice. Per quanto riguarda la competenza territoriale, a seconda del caso possono rilevare il Tribunale di Perugia o il Tribunale di Spoleto, con la Corte d'Appello di Perugia quale ufficio di secondo grado; l'individuazione del foro va comunque verificata in concreto sulla base della fattispecie. Attraverso Errore Medico la segnalazione viene indirizzata a professionisti indipendenti operanti sul territorio, che decidono in autonomia se e come dare seguito alla richiesta.

Tempi e prescrizione

Nei casi di presunta responsabilità sanitaria i termini di prescrizione dipendono dall'inquadramento del rapporto. La legge Gelli-Bianco delinea un cosiddetto doppio binario: la responsabilità contrattuale della struttura è di norma soggetta a un termine di prescrizione più lungo, indicativamente decennale, mentre la responsabilità extracontrattuale del singolo sanitario è soggetta a un termine più breve, indicativamente quinquennale. Nelle infezioni ospedaliere assume particolare importanza il momento da cui il termine inizia a decorrere: secondo l'orientamento consolidato, non si guarda soltanto alla data materiale dell'evento, ma anche al momento in cui il danneggiato ha avuto, o avrebbe potuto avere con l'ordinaria diligenza, conoscenza del danno e della sua possibile riconducibilità alla condotta sanitaria. Questo profilo è delicato proprio perché un'infezione, e soprattutto le sue conseguenze permanenti, può manifestarsi o essere compresa a distanza di tempo dal ricovero. Trattandosi di valutazioni che dipendono dalle circostanze concrete e dai documenti disponibili, i termini applicabili al singolo caso vanno verificati con un professionista senza rinviare l'esame della vicenda, così da non pregiudicare le possibili tutele.

Domande frequenti — Infezioni ospedaliere a Perugia

Ogni infezione contratta in ospedale a Perugia comporta un risarcimento?

No. Una quota di infezioni è statisticamente attesa anche quando tutte le precauzioni vengono rispettate, e la sola presenza di un'infezione non dimostra un errore. Un profilo di responsabilità può ipotizzarsi quando emergono elementi che facciano pensare a un mancato rispetto dei protocolli di igiene, prevenzione o sorveglianza. La verifica richiede in ogni caso una valutazione tecnica sulla documentazione clinica.

Che cos'è la sepsi e perché è rilevante in questi casi?

La sepsi è una risposta grave dell'organismo a un'infezione che, se non riconosciuta e trattata tempestivamente, può portare a compromissione d'organo e a conseguenze permanenti. In una valutazione di responsabilità può assumere rilievo non solo l'origine dell'infezione, ma anche la tempestività con cui i segnali di allarme sono stati riconosciuti e affrontati, poiché un ritardo può avere un peso autonomo.

Su chi grava l'onere della prova?

In linea generale il paziente deve allegare l'inadempimento e provare il danno e il nesso causale con la prestazione ricevuta, mentre la struttura è chiamata a dimostrare di aver adottato tutte le cautele esigibili e di aver adempiuto correttamente. Nelle infezioni la ricostruzione del nesso causale è particolarmente delicata e si fonda quasi sempre su un accertamento medico-legale.

Quali documenti servono per far esaminare un caso?

Sono utili la cartella clinica del ricovero, i verbali operatori, il consenso informato, i referti degli esami colturali e microbiologici, le lettere di dimissione e la documentazione di eventuali ricoveri o accessi successivi collegati all'infezione. Il paziente ha diritto di richiederne copia alla struttura presso cui è stato assistito.

Quanto tempo ho per agire?

I termini dipendono dall'inquadramento del rapporto: la responsabilità contrattuale della struttura è di norma soggetta a un termine più lungo, indicativamente decennale, mentre quella del singolo sanitario a uno più breve, indicativamente quinquennale. Il termine può decorrere dal momento in cui si è avuta conoscibilità del danno e della sua possibile causa. È opportuno verificare i termini applicabili al proprio caso senza rinviare.

Quale tribunale è competente per un caso a Perugia?

A seconda della fattispecie possono rilevare il Tribunale di Perugia o il Tribunale di Spoleto, con la Corte d'Appello di Perugia quale ufficio di secondo grado. La competenza territoriale va comunque verificata caso per caso in base alle circostanze concrete della vicenda.

Altri ambiti a Perugia

Vedi anche: malasanità a Perugia · infezioni ospedaliere (guida generale) · come funziona

Ministero della Salute, dati sull'offerta ospedaliera 2023 (numero di strutture e posti letto); Legge 8 marzo 2017, n. 24 (legge Gelli-Bianco); Codice civile, artt. 2236, 2043, 2946 e 2947; normativa e linee guida in materia di prevenzione e controllo delle infezioni correlate all'assistenza. I dati di popolazione e l'articolazione territoriale sono riferiti alla provincia e al comune di Perugia. Le informazioni hanno finalità divulgativa e non sostituiscono una valutazione professionale sul singolo caso.

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